Autori in Collettiva.
Il termine “Aura” viene coniato in estetica per la prima volta dal filosofo e sociologo tedesco Walter Benjamin per indicare il carattere individuale e di unicità dell’opera d’arte originale rispetto alle sue possibili riproduzioni nell’epoca della sua fruizione di massa. Questa viene definita dal filosofo come: «un singolare intreccio di spazio e di tempo; l’apparizione unica di una lontananza, per quanto questa possa essere vicina». È evidente sin da subito, dunque, come quello dell’aura sia un concetto complesso e variamente interpretato che si accompagna a una serie di altri temi come quello dell’autenticità, della bellezza e dell’istinto, che si oppone, idealmente, alla riproducibilità tecnica che questi tempi moderni hanno portato nel mondo dell’arte.
L’autenticità intesa come unicità apre riflessioni verso il concetto di irripetibilità dell’opera d’arte, legata al pensiero e alla mano dell’artista. Questo pensiero può essere analizzato sia dal punto di vista dell’oggetto (l’opera fisica), sia dal punto di vista dell’esperienza estetica e interpretativa dello spettatore. La riflessione si fa luogo ed esperienza visiva, dove si offre una selezione di opere e di oggetti di qualità per il “viver bene”, per suscitare emozioni, stimolare l’immaginazione. Una solida piattaforma di mirate soluzioni innovative quale specchio di una vita trascendente, lontana dalla nebbia dell’indifferenza. Anche gli allestimenti che prendono forma nelle stanze trasformano la galleria in “casa” da abitare dove ritrovare sé stessi, cogliendo opportunità e, inconsciamente, opporsi al risucchio dell’anonimato dei luoghi comuni e della retorica fine a sé stessa. Ecco che in questo caso l’autenticità diventa una vera e propria conquista che impegna e dà senso all’esistenza.
Creazioni stimolanti dedicate a un’umanità priva di modelli, nata dall’avvento della società di massa ma che si oppone alla banalizzazione dell’esistenza attraverso un percorso di grande originalità perseguito con uno spirito di bottega ottocentesca: un profluvio di idee, pensieri e un inesausto istinto alla sperimentazione.
Il dialogo tra gli oggetti e le opere a parete presenti in collettiva, nella loro diversità espressiva, parlano lo stesso linguaggio, mostrandosi sempre pronti ad accogliere la sfida della modernità insofferente, nei confronti di ogni parametro prestabilito e di ogni regola positiva di comportamento, a favore della spontaneità con cui ogni uomo esprime la propria identità, i propri stati d’animo e le proprie aspirazioni.
Essere autentici ostacola, interrompe le relazioni sociali e quindi le relazioni dell’uomo, rendendo più complesso il suo vivere. A disagio ovunque, ma a proprio agio ovunque, attraverso oggetti pensati per una élite silenziosamente eversiva, metodicamente eccentrica e fermamente intenzionata a non confondersi con la borghesia, rifiutandosi di soggiacere alla società di massa e preferendo la solitudine alla banalità diffusa.
A questo proposito Arthur Schopenhauer allertava sul rischio di “perdere tre quarti di sé stessi per essere come le altre persone”, perché l’essere davvero autentici è il risultato della propria capacità di fare delle scelte e di spendersi per realizzarle con coraggio.

